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in Corpi minori racconta Milano, sogni, ambizioni, desideri


Corpi minori è il mio secondo romanzo ed è un libro che cerca essenzialmente di parlare di transizioni, di movimento fisico e identitario. Due i movimenti, in particolare, quelli al cuore di questo romanzo che ho scritto tra la fine del 2019 e l’autunno 2021: un movimento ideale, e poi concreto, che dalla periferia conduce il protagonista al centro della città – Milano –, e quello dall’amore atteso, idealizzato, all’amore reale, a ciò che accade quando gli incontri a lungo sognati ci chiedono di fare i conti col limite di ogni presenza finita, circoscritta.

Corpi minori racconta ciò che può capitare – di intricato, oscuro, spesso doloroso – quando l’amore arriva e dura, si ferma, rimane. Quando la fantasia si inspessisce, e osa assumere fattezze tangibili, terrene.

Disinteressato alla distinzione tra memoir e romanzo, fiction e autofiction, Corpi minori tenta di restituire – e ridisegnare, grazie alla pratica della scrittura – l’esperienza di un ventenne che diventa quasi trentenne tra il primo e il secondo decennio del 2000, e di ciò che impara e perde, smarrisce di sé, nel farlo.

All’inizio questo post-adolescente senza nome – che non si sente né maschio né femmina e fatica nello scegliere quale talento coltivare – vive con la famiglia in una delle tante periferie complicate del nostro Paese. Poi, attraverso il compromesso di un amore senza amore, di una relazione di convenienza, giunge finalmente in città (ogni capitolo porta il nome di una via milanese).

Ma i sogni, una volta traghettati nella realtà, facilmente rivelano fattezze diverse da quelle promesse, e la metropoli – per chi è privo di una struttura familiare solida e di risorse – non è forse così diversa dalla periferia. Arrivano quindi gli affanni e gli espedienti, nel tentativo di non tornare ai margini. Fino all’incontro con quello che sembrerebbe essere l’amore vero: dopo un decennio di tentativi falliti, il destino sopraggiunge e ha il volto di un ragazzo più giovane di origini rumene, aspirante designer di moda.

Per un po’ l’idillio è totale: Corpi minori racconta sì la discesa di una benedizione, ma anche quanto pericolo si accompagna a questo presunto compimento, a questo agognato, mezzo miracolo in terra. Il ventenne quasi trentenne inizia quella che sembra essere la storia della vita e subordina tutto – studio, amicizie, piccoli traguardi – a questo nuovo amore abbagliante, ma presto una voce interiore sbuca e, proprio sul più bello, prende a chiedere altro, imponendo di rimettere tutto in discussione, e forse tutto distruggere.

Il sogno a volte tradisce, avvelena il suo stesso sognatore. Con Corpi minori mi interessava parlare di una vocazione sentimentale estrema, sovrabbondante, e di quanto poco possano fare gli oggetti del desiderio reali, in carne e ossa, se chiamati a reggere il peso di un sogno covato troppo a lungo.

Dopo Febbre – libro in buona parte dedicato all’infanzia e all’adolescenza, condizioni di dipendenza e passività – volevo occuparmi di un’età a più alto tasso di agency: il decennio che va dai venti ai trent’anni, con tutto il reticolato specifico delle sue crisi frutto della fine di un mondo e del cominciamento di un altro (la cosiddetta quarter-life crisis).

Mi premeva parlare non più di relazioni verticali, gerarchiche, quanto più di orizzontalità, di relazioni alla pari, innanzitutto perché più adulte. Di quelle relazioni in cui emerge l’iniziativa individuale, e quindi anche la prevaricazione, l’abuso, l’inganno agiti, scoperti come soluzioni.

Volevo alzare la posta, esponendo parti di me – e di noi tutti – ancora più intime, e forse compromettenti: la voce narrante di questo libro infatti – proprio perché arriva dopo Febbre si assume il rischio dell’ambiguità, pur rimanendo una voce radicalmente situata, innamorata della contingenza.

Un registratore compulsivo delle scene e delle figure del mondo in cui ci muoviamo che, sulla base di queste, prova a rilanciare il gioco dell’immaginazione, scoprendo nel cantiere della costruzione letteraria il principale terreno di edificazione del sé.



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