Sports

Agata Bazzi racconta Ci protegge la luna, un romanzo dal realismo magico


Su di me, cittadina, i paesi di campagna hanno sempre esercitato un certo fascino. Li ho conosciuti per lavoro e nei racconti di altre persone.

Attraversavo vasti territori aperti e luminosi in automobile, sfioravo le distese di campi di grano a perdita d’occhio, e mi lasciavo sedurre dai disegni formati dal vento, dal piegarsi delle spighe, dal senso di una solitudine rigenerante.

I paesi addensavano spazi e umanità. I legami umani erano inestricabilmente annodati dalla lentezza del tempo e dall’esiguità dello spazio. Luoghi e sentimenti diventavano nidi di protezione, con orizzonti così ristretti che già poche persone erano una folla.

Io riposavo dalla complessità che infiamma la città, dalla complicazione delle vite e delle esperienze, da una velocità difficile da sostenere. E i paesani raccontavano, a me straniera che ascoltavo con affettuosa avidità, storie lente, arcaiche, solo apparentemente semplici, un tripudio di particolari.

Queste storie colorate risvegliavano anche ricordi personali – mio nonno socialista che organizzava le cooperative di contadini; il barone, padre di una mia amica, che pagava i braccianti con tre meloni; la contessina nascosta in una stalla all’arrivo degli americani svegliata dal russare del maresciallo in alta uniforme che le dormiva vicino.

Il paese protagonista di Ci protegge la luna non ha un nome perché non esiste, è un mosaico che nasce dall’accostamento di sollecitazioni diverse. I racconti che ascoltavo, mi consegnavano, uno l’albero di Mussolini, l’altro le capre che passavano in piazza, l’altro ancora la processione della Madonna accompagnata dai tamburini. In tutti, i vecchi si portavano una sedia in piazza, giocavano a carte e commentavano il piccolo mondo di loro competenza.

Il paese protagonista di Ci protegge la luna è insomma un tipico paese dell’entroterra siciliano, annegato nel grano, lontano dalla vitalità della costa, appena sfiorato dalla Storia, dall’evoluzione dei costumi e delle idee; dove la rivolta contro la povertà e il sopruso del latifondo non attecchisce, dove vince l’inerzia delle consuetudini.

Alcune tessere brillavano più di altre: così i protagonisti di alcuni racconti sono diventati personaggi del mio romanzo, eroi perché capaci di districarsi dal viluppo delle tradizioni, delle abitudini pervicaci. Ancor di più brillavano se vicini. Due storie diverse, accostate, si davano luce a vicenda.

Una madre e un figlio, forti della loro dignità, inconsapevolmente coraggiosi, attraversano con generosità il tempo di due vite. Rosa custodisce in sé l’arcaico, Beniamino lotta per un mondo nuovo senza volgarità. Lei è una sensitiva legata alla spiritualità della natura e della religione, maga antica che legge nell’animo umano. Lui è ipersensibile, intelligente, si scopre omosessuale e subisce le violenze e le discriminazioni di un ambiente che non lo capisce e non lo accetta. Neanche sua madre ci riesce davvero.

Questa è una storia di tenerezza, che li vede entrambi bambini bizzarri e straordinari, e poi adulti “diversi”.

Ed è anche una storia d’amore. La magia di Rosa è amore per gli altri, l’amore salva Beniamino dalla solitudine. E l’amore apre il paese a questi suoi due figli: la povertà culturale si trasforma in protezione, in riconoscimento della libertà di essere sé stessi. Infine, più potente di tutto, l’amore tra madre e figlio, che supera le diversità personali, le incomprensioni e perfino la morte.

Ma soprattutto, questa è una storia di magia. Siamo circondati da segnali che non comprendiamo, che archiviamo frettolosamente come coincidenze o casualità. Alcuni, più sensibili e forse anche più umili, accettano invece che siano qualcos’altro. In quasi tutti i paesi ho incontrato il ricordo di una maga.

«I miracoli, non sono magia?» diceva lei. «Quando scende la manna dal cielo o quando si apre il Mar Rosso, Dio non fa incantesimi? E i santi che salgono in cielo?»

«È fede, non magia» rispondeva lui per provocarla, per stimolare i suoi ragionamenti.

«E i tuoi numeri, non sono forse magia? Non è soprannaturale che in qualunque epoca, in qualunque luogo del mondo, parlando qualunque lingua, i numeri diano sempre gli stessi risultati?»

«Non è soprannaturale, è matematica.»

«Anche la matematica è magia»

La magia, come la natura, come la luna, è dappertutto. Bisogna soltanto riconoscerla e ascoltarla.



Source link

Leave a Reply

Your email address will not be published.